Sezione di Neurochirurgia Funzionale e Stereotassica
La neurochirurgia funzionale e stereotassica è una branca della neurochirurgia che si occupa della diagnosi e/o del trattamento di alcune malattie del sistema nervoso (encefalo e midollo spinale) in maniera minimamente invasiva.
La neurochirurgia funzionale, quale subspecializzazione della neurochirurgia, si occupa della terapia di patologie neurologiche quali, ad esempio, i disturbi del movimento (Morbo di Parkinson, tremore essenziale, le distonie), il dolore cronico di origine neuropatica, l’epilessia e, in alcuni casi, disturbi psichiatrici (disturbo ossessivo-compulsivo, malattia di Gilles de la Tourette, depressione). Per tali patologie, dove non è riscontrabile una alterazione morfologica alla base, è possibile interferire con i meccanismi di modulazione dei vari circuiti neuronali, sia stimolandoli oppure inibendoli e ottenere un miglioramento dei sintomi o anche solo una migliore risposta alle terapie farmacologiche.
Al fine di ottenere un miglioramento o, in alcuni casi, la risoluzione dei sintomi di tali affezioni, la neurochirurgia funzionale si avvale più spesso di tecniche di stimolazione o inibizione di particolari circuiti neuronali o, anche, delle tecnice cosiddette “restaurative” e, cioè, dell’impianto a livello dei nuclei della base, di cellule che producono il neurotrasmettitore o i neurotrasemettitori deficitari (ad esempio, la dopamina nel caso della malattia di Parkinson).
Le tecniche chirurgiche definite stereotassiche sono uno degli esempi più riusciti in cui la tecnologia e le conoscenze di bioingegneria, matematica, fisica e informatica vengono applicate con successo alla pratica clinica e, più in particolare, alla neurochirurgia. Esse si basano sull'uso di particolari dispositivi chiamati correntemente "caschi" costituiti da un telaio metallico in material ultraleggero e resistente (solitamente il titanio) che viene fissato alla testa del paziente in maniera solidale. Sul telaio viene poi montato una scocca cubica o cilindrica. Ciò ha lo scopo di inscrivere la testa del paziente (sempre diversa nella forma e nelle dimensioni) in una figura geometrica tridimensionale (cubo o cilindro), permettendo così di individuare per ogni punto o regione di interesse all’interno di tale spazio (POI – point of interest; ROI – region of interest) le coordinate cartesiane (coordinate x, y e z). Il casco è poi corredato di un arco scorrevole che descrive una sfera ideale con centro coincidente proprio con il POI. In tal modo si può raggiungere un punto preciso all’interno della scatola cranica (il cosiddetto target) seguendo una traiettoria o una “rotta” prestabilita, proprio come il capitano di una nave o il pilota di un aereo, i quali fanno il “punto nave” o il “punto di volo”. In realtà, oggi, grazie all’uso del computer e di particolari attrezzature chiamate “neuronavigatori”, in molti casi non è necassario l’uso del casco stereotassico, in quanto i movimenti del chirurgo sono guidati istante per istante dal computer, proprio come f ail “navigatore” o sistema GPS (Global Positioning System). Infatti, così il navigatore guida il pilota che si trova in un dato punto di partenza a raggiungere il punto di arrive seguendo una strada – che può essere la più corta e veloce oppure la più sicura – sulla scorta di una mappa della zona e con l’ausilio dei satelliti di geoposizionamento, così il neuronavigatore guida il neurochirurgo nel raggiungimento del target utilizzando la tomografia computerizzata (TC) e/o la risonanza magnetica (RM) del paziente come mappa e particolari telecamere a raggi infrarossi o meccanismi elettromagnetici come satellite di rilevamento.
Le tecniche sterotassiche sono utilissime per eseguire biopsie di lesioni intracraniche in maniera minimamente invasiva. In tal modo, con vari tipi di strumenti, è possibile eseguire manovre diagnostiche o terapeutiche, anche in zone cerebrali piccole o situate in profondità, limitando l'aggressione chirurgica ad un semplice foro di trapano e causando un traumatismo minimo al tessuto cerebrale limitrofo.
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